Hamburger d’Italia

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Damini e affini

di Andrea Guolo. Pubblicato su Mood Magazine

“Che si accompagni alla burrata, all’aceto balsamico o alla bresaola, l’Italia potrebbe essere l’unico posto in grado di ‘rendere giustizia’ al nostro amato tesoro culinario americano”. A sostenerlo, nella prefazione di un libro dedicato (Hamburger all’italiana, pubblicato lo scorso anno da Edt), è il “cattivissimo” Joe Bastianich. Dal condizionale si passa all’indicativo: l’hamburger made in Italy conquista consensi, si moltiplica nelle carte dei ristoranti, costituisce la base per il lancio di nuovi format nel mondo del food.

L’idea del ‘rendere giustizia’ consiste nell’unire la grande intuizione statunitense, il panino ripieno di carne, con le nostre materie prime Dop, Igp o con presidi Slow Food: ricetta loro, qualità nostra. Qualcosa di simile è già successo nella birra, dove proprio la valorizzazione della tipicità rappresenta la formula che sta alla base della nascita dei tanti microbirrifici che prosperano lungo lo Stivale: del resto, che c’è di meglio di una birra fresca, intensa e speziata per accompagnare un hamburger preparato con carne di razza autoctona, pane a lievitazione naturale e patatine fritte dell’orto? Proprio birra e hamburger sono tra i prodotti più internazionali e consumati al mondo.

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